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Il vigneto Sangiovese

Il Sangiovese è il re incontrastato dei vini rossi del centro Italia e la sua fama di alta qualità è tale che ha attratto l’attenzione di molti produttori di California, Argentina e Australia facendolo diventare oggi un vino internazionale.

sangiovese

La storia racconta che l’uva fosse già nota più di 2000 anni fa, utilizzata dagli Etruschi per la produzione di vino. Il nome Sangiovese ha origini “mitologiche”, infatti gli etimologi sostengono che derivi dal Latino Sanguis Jovis, cioè Sangue di Giove e che nel corso degli anni si sia poi trasformato nell’attuale nome.

Il Sangiovese ha una capacità di mutamento molto elevata tanto che oggi si conoscono decine di varietà clonali tutte appartenenti a quest’uva; dividendo a grandi linee in due macro cloni: Sangiovese Grosso e Sangiovese Piccolo utilizzati rispettivamente per le celebri bottiglie di Brunello di Montalcino e di Vino Nobile di Montepulciano.

Il Sangiovese è una varietà d’uva a maturazione tardiva, preferisce terreni con una buona percentuale di sedimenti calcarei capaci di fare esaltare le sue caratteristiche tipiche. Può essere definito come un’uva con capacità colorante media e anche nelle migliori annate, nonostante possa mostrare un colore rosso rubino intenso, la sua trasparenza è piuttosto evidente.

Gli aromi del Sangiovese sono prevalentemente orientati ai frutti rossi (ribes, fragola, ciliegia, lampone) e frutti neri (amarena, mora e prugna). Fra gli aromi floreali la violetta e il più caratteristico seguito dall’aroma di rosa. La principale caratteristica gustativa del Sangiovese è rappresentata dalla sua acidità e dalla presenza di tannini; per questo motivo il vino matura in botte affinando la naturale astringenza migliorando l’equilibrio del vino rendendolo più rotondo e persistente.

Il vigneto Grechetto

Uva autoctona dell’Umbria, il Grechetto è la principale varietà utilizzata nei vini bianchi della regione, capace di produrre vini con aromi di grande piacevolezza e buona struttura.

grechetto

Il nome Grechetto collega in modo inequivocabile l’origine di quest’uva con la Grecia, unendola alla grande famiglia delle cosiddette “uve greche” introdotte dagli ellenici in tempi passati. In realtà il nome Grechetto sembrerebbe risalire al Medioevo, quando i vini prodotti con quest’uva ricordavano gli aromi e i sapori di quelli provenienti dalle aree orientali del Mediterraneo.

Dal punto di vista enologico il Grechetto è principalmente utilizzato per la produzione di vini bianchi secchi caratterizzati da una struttura medio alta e dal colore che generalmente varia da giallo verdolino fino a raggiungere tonalità di giallo dorato, in funzione del tipo di vinificazione e affinamento effettuato.

Il profilo aromatico del vino prodotto con Grechetto è piuttosto variegato; si ritrovano prevalentemente aromi di frutta fresca (susina, pesca, limone, pera), talvolta anche tropicale (ananas, pompelmo), frutta secca (nocciola) e fiori (biancospino, ginestra)

Il vino Grechetto è generalmente caratterizzato da un pronunciato gusto secco, media acidità, struttura di buon corpo e un finale di gusto persistente. Ha un volume alcolico che varia generalmente dal 12,5% al 13,5%, una quantità spesso necessaria per equilibrare sia la sua acidità che la struttura.

Progettare una vigna

Prima di progettare un vigneto bisogna valutare tutta una serie di considerazione tecniche ed economiche fondamentali; dovremo stabilire, in base alla tipologia del terreno e del vino che si vuole ottenere, le caratteristiche tecniche dell’impianto.

Vigneto al PalazzoneIl sesto e la densità di impianto, la scelta della varietà, il relativo clone e portainnesto, la forma di allevamento e il conseguente sistema di sostegno, la valutazione colturale sono i punti fondamentali che ogni viticoltore deve decidere prima dell’impianto della sua vigna.

Con il sesto e la densità di impianto definiremo la distanza tra i filari e tra le piante; ad ogni forma di allevamento corrisponde un limite massimo di piante per ettaro oltre il quale diventa pericoloso spingersi; ogni obiettivo qualitativo ha un suo equilibrio tra forma di allevamento e numero di piante per ettaro; ogni area viticola ha delle condizioni pedologiche e climatiche (vedi pioggia) che impongono certi limiti; ogni varietà ha un suo portamento vegetativo che deve esser attentamente considerato.

Non esiste quindi una regola fissa, se non quella di una tendenza ormai assodata ad un miglioramento qualitativo all’aumentare del numero di ceppi per ettaro, a patto però che la produzione per ettaro sia mantenuta costante. Si avrà così una riduzione del quantitativo per vite con un conseguente miglior equilibrio all’interno della pianta.

La scelta della varietà dell’uva e del suo clone da coltivare deve basarsi innanzitutto sul perfetto adattamento del vitigno al suolo, al clima e più in generale all’ambiente (ad es., esposizione, altitudine, ecc.); a questo si devono aggiungere considerazioni sulla qualità organolettica del futuro vino che vogliamo produrre.
La scelta di varietà autoctone, legate al territorio, contribuisce normalmente ad ottenere risultati qualitativi più caratteristici.Dal Palazzone

Prima dell’impianto e necessario disporre dell’analisi chimico-fisica del suolo: queste informazioni, sommate al numero di viti per ettaro, alla forma di allevamento e alla quantità d’acqua meteorica, ci forniranno gli elementi necessari per orientarsi nella scelta del portinnesto.

Anche la forma di allevamento, realizzata e mantenuta attraverso la potatura invernale, dovrà essere decisa considerando una serie di fattori quali la giacitura del terreno, il tipo di uva e di portainnesto, il sesto di impianto, gli aspetti climatici della zona, la quantità da produrre, la possibilità di meccanizzazione, l’impatto ambientale etc.rocca-ripesena

Ultimo aspetto, ma di primaria importanza, è la conduzione agronomica del vigneto; oggi sempre più, e di questo ci rallegriamo, si sta sviluppando una “coscienza ambientale” che riporta l’impianto del vigneto all’interno di valutazioni di ordine ambientale e paesaggistico. Le tecniche colturali sono sempre meno invasive, l’uso dei concimi chimici, degli antiparassitari e della chimica in genere è sempre più ridotto e nuove tecniche che rispettano l’ambiente vengono sempre più sviluppate e utilizzate.

La vigna è un elemento distintivo, capace di contribuire ad accrescere il valore dell’ambiente che ci circonda, un patrimonio di tutti, che deve essere tutelato e i “Veri Vignaioli” lo manifestano da diverse generazioni.